La nascita dei fascismi in Italia e Germania di Daniela Raimondo (raimondopatrucco@libero.it), Valter Balzola (), Rossana Denicolai ()

IL FASCISMO (e approfondimenti)

Nel giro di poco più di un decennio si affermarono in Italia prima, e in Germania poi, due movimenti a cui, in seguito, si ispirarono molti altri, affascinati dalla novità – e anche dal successo – che Mussolini ed Hitler ebbero in patria e sullo scenario internazionale.

Il primo a poter essere definito a pieno titolo fascista [S1], secondo Eric Hobsbawm , fu quello italiano, che diede il nome al fenomeno. Esso fu creato dal giornalista socialista rinnegato Benito Mussolini[I1] ] [I2] [I3]

Lo stesso Adolf Hitler riconobbe il proprio debito e manifestò il proprio rispetto per il “duce”, anche quando sia Mussolini sia il fascismo italiano avevano dimostrato la loro debolezza ed incapacità nella seconda guerra mondiale. In cambio Mussolini adottò da Hitler, piuttosto tardi, l’antisemitismo, che era stato totalmente assente dal suo movimento prima del 1938 e che non aveva mai fatto al sua comparsa nella storia d’Italia dopo l’unificazione.

Comunque il fascismo italiano da solo non esercitò molta attrazione internazionale, anche se cercò di ispirare e finanziare movimenti analoghi in altri paesi: se non ci fosse stato il successo di Hitler in Germania nei primi mesi del 1933, il fascismo non sarebbe diventato un movimento a diffusione così ampia. Hobsbawm non esita a sostenere che, senza il trionfo hitleriano, l’idea del fascismo come movimento universale, una sorta di equivalente di destra del comunismo internazionale avente in Berlino la sua Mosca, non si sarebbe sviluppata.

I movimenti fascisti attirarono intellettuali anche illustri e ne ottennero l’appoggio, ma questi personaggi e le loro teorie erano più “ elementi decorativi” che componenti strutturali del fascismo. [I4] Mussolini avrebbe potuto fare a meno del filosofo ufficiale del regime, Giovanni Gentile, e Hitler probabilmente non era a conoscenza né si interessava dell’appoggio del filosofo Heidegger. L’elemento comune ai due fascismi non si può identificare né in una particolare forma di stato (l’esempio di “stato corporativo” non suscitò mai alcun fascino in Germania), e nemmeno nel razzismo (fondamentale in Germania ma, come si vedrà, inizialmente assente dal fascismo italiano). D’altra parte il fascismo condivideva con altri soggetti di destra non fascisti elementi prioritari, come il nazionalismo, l’anticomunismo, l’antiliberalismo. Per Hobsbawn la grande differenza tra la destra fascista e quella non fascista – e l’elemento comune tra Hitler e Mussolini – era che il fascismo esisteva grazie alla mobilitazione delle masse dal basso, apparteneva pienamente alla nuova epoca che vedeva gli albori di quella politica democratica e popolare aborrita dalle vecchie classi dirigenti; trovava i suoi momenti di gloria nella mobilitazione delle masse, che conservò simbolicamente nella forma di una drammatizzazione pubblica (le adunate di Norimberga, le masse plaudenti a Mussolini che gesticolava dal balcone a palazzo Venezia) anche dopo la presa del potere.

I fascisti sono stati definiti i “rivoluzionari della controrivoluzione” e questo lo si coglie nella loro retorica, nel loro appello a quanti si consideravano vittime della società, nel loro richiamo ad una palingenesi sociale, nel deliberato adattamento di simboli e nomi propri dei movimenti rivoluzionari e socialisti (Hitler scelse il nome, Partito nazionalsocialista dei lavoratori, adottò la bandiera rossa, anche se debitamente modificata, riconobbe fin dal ’33 il Primo Maggio come giorno ufficialmente festivo).

Per Mussolini, che ne fu fondatore, che cos'era il fascismo? Ecco una definizione che lo stesso duce diede del nuovo movimento:

« Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro. »

Più aderente alla concretezza storica appare la spiegazione di Lelio Basso, partigiano, intellettuale e politico italiano:

« Il fascismo è stato un fenomeno più complesso, in cui hanno confluito e si sono incontrate componenti diverse, ciascuna delle quali aveva naturalmente le sue radici nella precedente storia d’Italia per cui è assurdo parlare del fascismo come di una parentesi che bruscamente interrompe il corso della nostra storia, ma neppure si può affermare che esso sia semplicemente il logico punto d’approdo di questo corso precedente. Se il fascismo trova indubbiamente le sue origini nel nostro passato risorgimentale, se le componenti (...) sono venute maturando attraverso il tempo talché si può dire che costituiscano dei filoni ininterrotti tuttavia ciò che determinò il loro incontro in una sintesi nuova fu la guerra mondiale e la crisi del dopoguerra che, virulentando i germi preesistenti, fece esplodere in forma acuta quelle che erano state fin allora delle malattie croniche del nostro organismo. Ci sono quindi nel fascismo elementi di continuità ed elementi di novità e di rottura rispetto alla storia precedente: gli elementi di continuità sono appunto quelle malattie croniche, quegli squilibri tradizionali che in parte affondano le loro radici nei secoli passati e in parte sono un portato del processo risorgimentale, del modo cioè come l’Italia giunse ad essere uno Stato unitario e moderno, mentre l’elemento di novità è la virulentazione sopravvenuta con la guerra e il dopoguerra che, mettendo in crisi i precari equilibri precedenti, fa scoppiare tutte le contraddizioni e precipita la situazione italiana fino al punto di rottura, determinando una sintesi nuova, un equilibrio nuovo, un fenomeno nuovo che appunto s’è chiamato fascismo".

Il fascismo, sebbene coltivasse la retorica di un ritorno alle mitiche tradizioni di un passato glorioso, non fu un movimento tradizionalista in senso stretto. Certo i fascisti denunciavano l’emancipazione liberale (il posto della donna era a casa, a partorire i figli della razza e/o nazione), e diffidavano di numerosi aspetti della cultura e dell’arte moderna, ma non si richiamavano ai custodi tradizionali dell’ordine conservatore, come la chiesa e la monarchia, cercando anzi di soppiantarli attraverso il principio niente affatto tradizionale della leadership, incarnata in uomini venuti dal nulla e legittimati dal consenso di massa e da ideologie e talvolta rituali secolarizzati.

Definizioni e integrazioni [E1] [E2] [F1] [S2]

E PER CHI VUOLE APPROFONDIRE...

" Che cosa è questo Fascismo...." - note originali di Benito Mussolini

" Che cosa é questo fascismo, contro il quale si accaniscono invano i nemici vecchi e nuovi? Che cosa é questo Fascismo le cui gesta riempiono le cronache italiane?

Sia concesso a noi, che abbiamo l'orgoglio di aver lanciato nel mondo questa superba creatura, piena di tutti gli impeti e gli ardori di una giovinezza traboccante di vita; sia concesso a noi di rispondere a queste domande.

Il Fascismo é una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non é antitetico ed é piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che é ipoteca arbitraria sul misterioso futuro.

Oggi si compiono i due anni dal giorno in cui sorsero i Fasci italiani di Combattimento. Abbiamo appena il tempo di evocare la data. La battaglia infuria dovunque. Le cronache sono rosse o arrossate dal latin sangue gentile fascista. E poi, non abbiamo la stoffa dei commemoratori. Camminiamo avanti e guardando dinanzi a noi. É il nostro stile. Siamo giovani, nati ieri e non abbiamo storia. O ne abbiamo troppa. Ma non ci pesa. Non grava sulle nostre anime il passato, perché il tumultuoso presente c'incalza verso l'avvenire.

Non eravamo in molti, nella sala di Piazza San Sepolcro due anni fa, quando gettammo le prime basi della nostra costruzione ideale. Un centinaio forse. Io stesso non mi cullavo in illusioni eccessive. Mi contentavo di costituire, in prosieguo di tempo, un centinaio di Fasci nelle principali città d'Italia.

Il Fascismo non aveva molti numeri per conseguire un successo di adesioni e di popolarità. Si chiamava di "combattimento" e questa parola, dopo quaranta mesi di guerra, suonava ingrata alle orecchie di molta gente; partiva in lotta contro il rinunciatarismo, il che alienava al fascismo le simpatie di coloro che fanno dell' "imperialismo" per tutti i popoli, salvo che per quello italiano; rivendicava la necessità dell'intervento in guerra e la grandezza della vittoria, la qual cosa urtava i nervi di quelli che intendevano superate le storiche differenze di neutralismo e interventismo, finalmente scendeva in campo apertamente contro la demagogia socialista che consigliava tutti i malcontenti delle classi medie ed esasperava, nell'assurda aspettazione del paradiso russo, tutti i fanatismi politici e le miserie morali del proletariato.

Dopo due anni di lotte, varie e tempestose vicende, gettiamo uno sguardo sulla strada percorsa; il punto di partenza ci appare straordinariamente lontano. Il Fascismo dopo essersi affermato trionfalmente nelle grandi città, dilaga, straripa nei piccoli paesi e sin nelle più remote campagne.

Due anni! rapida successione di eventi! Tumulto e passare di uomini! Giornate grigie e giornate di sole. Giornate di lutto e giornate di trionfo. Sordo rintocco di campane funebri; squillore gioioso di fanfare all'attacco. Fra poco il Fascismo dominerà la situazione.

Nell' annuale della fondazione, inchiniamoci dinanzi ai morti e salutiamo in piedi i vivi che si raccolgono a fiumane attorno alle nostre bandiere. E' la migliore gioventù d'Italia, la più sana, la più ardimentosa. Intanto, dietro le armature possenti, tutto il cantiere fascista é all'opera. Chi porta le pietre, chi le depone, chi dirige e traccia i piani.

Avanti, Fascisti! Tra poco saremo una cosa sola! Fascismo e Italia!

( Benito Mussolini, Diario della volontà, 23 marzo 1921 )

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