I bioindicatori di Elena Porazzi

Bioindicatori per la litosfera

Il suolo è il frutto di un lunghissimo processo di formazione (pedogenesi), che gli conferisce una propria struttura ed una stratificazione caratteristica [I3] [E5] [E6] [S6] [I4].

Il suolo è un ambiente ricchissimo di vita, permette la chiusura dei cicli biologici, è uno strato sottile e vulnerabile, una risorsa naturale limitata e sempre più rara la dove è maggiore la pressione antropica.

Se osserviamo una sezione verticale di un suolo naturale (cioè il suo profilo) notiamo che essa presenta stratificazioni o orizzonti che, a partire dalla superficie, vengono definiti:

  • Orizzonte organico: costituito da resti di vegetali e animali più o meno decomposti
  • Orizzonte A: contenente la maggior parte della sostanza organica (humus), in cui l’azione dell’acqua asporta i materiali solubili dalla superficie verso il basso
  • Orizzonte B: in cui scarseggia l’humus e si accumulano i materiali trasportati dall’acqua
  • Orizzonte C: è lo strato non ancora alterato (roccia madre)

I fattori climatici (precipitazioni, temperatura, processi erosivi, irraggiamento) ed il tempo, insieme con l’interazione con i viventi determinano, nella varie regioni, i processi pedogenetici.

Il suolo è un ambiente particolarmente sensibile ad inquinamento [I5] [I6] e alle lavorazioni agricole e allo stesso tempo è fondamentale per garantire la vita sul nostro pianeta.

L’uso di bioindicatori per valutare l’effetto dell’inquinamento sul suolo è meno diffuso rispetto a quanto accade per altri comparti ambientali come acqua ed atmosfera, tuttavia alcune novità sono state introdotte di recente [S7] [E7] [F8] [I7]. La difficoltà principale nell’utilizzo di queste metodologie è fondamentalmente legata alla dimensione degli organismi che non consentono una classificazione diretta sul campo. Di seguito si riportano alcuni esempi di bioindicatori del suolo.

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Edurete.org Roberto Trinchero