L'intolleranza razziale antiebraica di Giovanni Lauretta (giovanni.lauretta@fastwebnet.it), Fulvia Dellavalle (fulvia_dellavalle@yahoo.it), Daniela De Luca (dana.dl@libero.it), Maria De Luca (deindeit@yahoo.it)

Fred Uhlman. L’Amico ritrovato (1971).

L’opera parla dell’amicizia, basata sulla comunanza di interessi, tra Hans Schwarz, un giovane ebreo di famiglia borghese, e Konradin von Hohenfels, di famiglia nobile, frequentano una scuola esclusiva di Stoccarda, negli anni Trenta del Novecento. Mentre Hans presenta subito la propria famiglia a Konradin, non solo non viene mai introdotto ai suoi genitori, ma addirittura una sera i due si incontrano fuori dal teatro (presente la famiglia di Konradin) e il ragazzo tedesco non saluta neanche l’amico. L’indomani, gli spiegherà che i genitori temono gli ebrei e non vogliono che il figlio li frequenti. Quando a causa delle leggi razziali agli ebrei sono negati la maggior parte dei loro diritti, i genitori di Hans decidono di mandare il ragazzo da alcuni zii negli Stati Uniti, temendo (a ragione) un inasprirsi della discriminazione in Germania. Konradin, invece, diviene seguace del Furer. Rimasto per trent’anni in America, Hans non sa più nulla di quanto avvenga in patria: studia a Harvard e si afferma come avvocato. Una lettera, inviatagli dal suo liceo di Stoccarda lo riporterà agli anni della propria giovinezza: la scuola chiede ai suoi ex alunni ancora viventi un contributo per costruire un monumento in memoria dei loro compagni di scuola morti durante Seconda guerra mondiale. Leggendo con scoprirà che Hans è stato impiccato anni prima, perché coinvolto in una congiura per assassinare Hitler. Ecco che allora comprendiamo infine il titolo del libro: benché a posteriori, e dopo la sua morte, Hans può dire di aver ritrovato l’amico perduto molti anni prima.

Nel brano qui riportato, la voce narrante, il giovane Hans, racconta di una sera in cui si reca a teatro dove incontra l’amico che lo ignora.

“E venne il giorno in cui non rimase più spazio per i dubbi. […] Tutt’a un tratto mi vide, ma non diede alcun segno di riconoscermi, poi il suo sguardo riprese a vagare per la platea, si levò verso i palchi e tornò ad abbassarsi. […]. La mattina seguente andai a scuola come il solito, nonostante mi sentissi debole come al termine di una lunga malattia. […]. Al termine della giornata scolastica Konradin mi aspettò e ce ne tornammo a casa insieme come se nulla fosse successo. [...]Poi, mentre il cancello di ferro si apriva, preannunciando la nostra separazione, mi voltai verso di lui e gli dissi:- Konradin, perché mi hai evitato, ieri?. […]. -Ma la ragione non è quella che pensi, non mi vergogno di te. Essa è molto più semplice e più sgradevole. Mia madre appartiene a un’importante famiglia polacca di origine reale e odia gli ebrei. Per secoli e secoli la gente come lei ha ritenuto gli ebrei indegni di qualsiasi considerazione, inferiori ai servi, la feccia della terra, una razza di intoccabili, insomma. E mia madre non solo detesta gli ebrei, ma li teme, anche se non ne ha mai conosciuto uno. […]. E’ convinta che tu non solo abbia minato la mia fede religiosa, ma sia al servizio del giudaismo internazionale, il che, per lei, è come dire comunismo. Insomma, mi crede vittima delle tue infernali macchinazioni. […]. Se ho preferito non rivolgerti la parola, ieri sera, è stato solo per evitarti un’umiliazione-.[…]. Continuammo a frequentarci come se niente fosse successo. […]. Ma sapevamo che le cose erano ormai cambiate e che quell’episodio era l’inizio della fine della nostra amicizia e dell’adolescenza”. Il brano (che mette bene in evidenza i motivi della discriminazione) ci dimostra come due ragazzi si rendano conto che le differenze razziali li separano e li separeranno nella vita. Quando narra questo episodio, il protagonista non è ancora un escluso. Lo diventerà, quando le leggi razziali cominceranno a colpire tutti gli Ebrei della Germania e sarà costretto a lasciare la sua terra.

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Edurete.org Roberto Trinchero