Psicologia dello sviluppo di Roberta Solimeo

2.a.iv. Winnicot

Donalds Woods Winnicot


Psicanalista inglese (1986-1971) di formazione pediatrica, ha sempre occupato un posto originale nel campo della psicanalisi infantile. Poco interessato a porre dei punti di riferimento cronologico allo sviluppo, ha avanzato delle proposte che, pure esse, si lasciano difficilmente concettualizzare in modo dogmatico. Queste ipotesi, frutto della sua pratica, corrispondono meglio, secondo Khan, a delle “funzioni regolatrici”.

All’inizio, un neonato non può esistere senza sua madre, dato che il suo potenziale innato non può rivelarsi senza le cure materne.

La madre del neonato è dapprima preda di quella che Winnicot chiama una malattia normale: la preoccupazione materna primaria. Questa preoccupazione materna primaria dà alla madre la capacità di mettersi al posto del suo bambino e di rispondere ai suoi bisogni: grazie a questo adeguamento precoce, il neonato non avverte nessuna minaccia d’annichilimento e può investire il suo sé senza pericolo. Dalla parte della madre la preoccupazione materna primaria si sviluppa poco a poco durante la gravidanza, dura alcune settimane dopo la nascita e si spegne progressivamente. Questo stato può, secondo Winnicot essere paragonato ad uno stato di ripiegamento, di dissociazione o anche ad uno stato schizoide. Più tardi la madre guarisce da questo stato che poi dimentica, accetta di non essere totalmente gratificante per il suo bambino: diventa semplicemente una madre sufficientemente buona, cioè una madre con mancanze passeggere che però non sono mai più grandi di quelle che il suo bambino può sopportare. Quando la madre non può lasciarsi spontaneamente invadere dalla preoccupazione materna primaria, rischia di comportarsi da madre terapeuta, incapace di soddisfare i bisogni precocissimi del suo bambino e, in seguito, invadendo costantemente il suo spazio, angosciata e colpevolizzata per la mancanza iniziale. Allora ella “cura” il suo bambino invece di lasciargli fare le sue esperienze. Winnicot distingue nella funzione materna tre ruoli che definisce holding, handling e object-presenting. Il termine holding si riferisce al sostegno, al mantenimento del bambino, non solo fisico, ma anche psichico, essendo il bambino inizialmente incluso nel funzionamento psichico della madre. Il termine handling si riferisce alle manipolazioni del corpo: cure e pulizia, abbigliamento, ma anche carezze, molteplici scambi cutanei.

Infine il termine object-presenting si riferisce alla capacità della madre di mettere a disposizione del suo bambino l’oggetto nell’esatto momento in cui ne ha bisogno, né troppo tardi né troppo presto, in modo tale che il bambino abbia il sentimento onnipotente di aver lui stesso creato magicamente questo oggetto. La presentazione troppo precoce dell’oggetto toglie al bambino la possibilità di sperimentare il bisogno, poi il desiderio, rappresenta un’irruzione da cui deve proteggersi creando un falso sé. All’opposto, la presentazione tardiva dell’oggetto porta il bambino a sopprimere il proprio desiderio per non essere annientato dal bisogno e dalla collera. Il bambino rischia anche di sottomettersi passivamente al suo ambiente. Al contrario, quando la madre è abbastanza buona, il bambino sviluppa un sentimento d’onnipotenza: ha l’illusione attiva di creare il mondo attorno a lui.

Questa “attività mentale del bambino trasforma un ambiente sufficientemente buono in un ambiente perfetto”. Ciò permette alla psiche del bambino di stare nel corpo, giungendo all’unità mente-corpo, base d’un sé autentico. Parallelamente, di fronte alle inevitabili piccole carenze della madre, il bambino prova una disillusione moderata.

Essa è necessaria, il bambino vi si adatta attivamente rimpiazzando l’illusione primitiva con un’area intermedia, area della creatività primaria: è ciò che Winnicot chiama l’area transizionale il cui rappresentante più caratteristico è l’oggetto transizionale. Questo oggetto non è né interno né esterno, appartiene al mondo della realtà, ma il bambino lo include all’inizio del suo mondo d’illusione e d’onnipotenza; è precedente allo stabilirsi della prova di realtà e rappresenta il seno o l’oggetto della relazione primaria. Questo oggetto transitorio e, più generalmente , questo spazio transizionale, sono i luoghi di proiezione dell’illusione, dell’onnipotenza e della vita fantasmatica del bambino. E’ essenzialmente anche lo spazio di gioco per il bambino. Infine è assai difficile comprendere la nozione di un falso sé: si tratta d’una specie di barriera artificiale tra il vero sé nascosto, protetto e l’ambiente allorché questo ambiente sia di cattiva qualità, troppo intrusivo. Contrariamente al vero sé, il falso sé non è creativo, non produce nel bambino il sentimento d’essere reale. Può essere all’origine d’una costruzione difensiva contro la paura di un annichilimento e rappresenta il concetto che costituisce il legame tra lo sviluppo normale e il campo del patologico.

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