I carboidrati di Stefano Bottigliengo (stefanobottigliengo@libero.it), Tristana Cacciatori (tcacciatori@hotmail.com), Marta Leporati (marta.leporati@infinito.it)

DERIVATI CELLULOSICI INDUSTRIALI

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DERIVATI CELLULOSICI INDUSTRIALI

La cellulosa è un polimero già pronto, largamente disponibile e a basso costo, di applicazioni assai versatili: perciò essa riveste grande importanza industriale e tecnologica.
Il desiderio di ottenere prodotti commercialmente interessanti ha spinto i chimici a modificarne la struttura, lasciandone però essenzialmente intatta la catena principale. [I34]
Nella cellulosa ogni unità di glucosio contiene tre gruppi OH liberi: quindi lungo la catena “emergono” numerosissimi ossidrili, che sono le posizioni reattive e quindi costituiscono i naturali punti di attacco dei reagenti chimici.



Nitrati della cellulosa [F27][En41]

Come tutti gli alcooli, la cellulosa forma degli esteri: così, per trattamento in opportune condizioni con una miscela di HNO3 e H2SO4 (solfonitrica) essa subisce esterificazione da acido nitrico e si trasforma in nitrato di cellulosa. La reazione di formazione dell’estere “completo” è:



Tale reazione deve essere condotta con attenzione, per evitare che l’azione concertata dei due acidi distrugga la sostanza.

Le proprietà e l’impiego della nitrocellulosa dipendono dal grado di nitrazione.
  1. La cellulosa quasi completamente nitrata, cioè con tre gruppi nitro per ogni unità di glucosio, è spesso chiamata trinitrocellulosa o fulmicotone o cotone esplosivo. È usata per preparare le polveri da sparo senza fumi: in particolare, mescolandola con la nitroglicerina, si ottiene una sostanza gelatinosa altamente esplosiva ma relativamente sicura, cioè la balistite.
  2. La cellulosa meno nitrata, che contiene da due a tre gruppi nitro per ogni unità di glucosio, è conosciuta come pirossilina e viene usata nelle plastiche (ad esempio la celluloide, materia plastica oggi ampiamente superata, si ottiene impastando la pirossilina con la canfora in miscela di etanolo-etere), nelle pellicole fotografiche, nelle vernici e nelle lacche. Essa ha tuttavia lo svantaggio di essere infiammabile e di formare per combustione ossidi di azoto fortemente tossici.



Cellulosa rigenerata: rayon e cellophan [I38][I39][F34][F37][F38][En40][En41]

Se si tratta un alcool con solfuro di carbonio e idrato sodico in soluzione acquosa, si ottiene un composto chiamato xantato (o xantogenato).
La cellulosa, dapprima convertita nell’alcossido alcalicellulosa e quindi fatta reagire con solfuro di carbonio, dà una reazione analoga formando lo xantato di cellulosa.



L’estere formato viene sciolto in alcali per dare una massa con una consistenza sciropposa, che viene fatta maturare. Durante tale fase lo xantogenato di cellulosa subisce reazione di parziale idrolisi con conseguente aumento di viscosità: si forma così un prodotto colloidale chiamato viscosa

Dopo la maturazione tale “viscosa” viene estrusa attraverso ugelli di filiere in leghe di platino ottenendo dei filamenti, i quali passano in un bagno con una soluzione acida che idrolizza le unità di xantato e rigenera la cellulosa:



La cellulosa rigenerata forma una fibra tessile nota con il nome commerciale di rayon viscosa.

Se si fa passare la viscosa attraverso lunghe e variamente strette fenditure sviluppate orizzontalmente la cellulosa si rigenera, per idrolisi in bagni acidi, in forma di lamine sottili, le quali vengono usate come fogli di protettivi dopo essere state ammorbidite e rese flessibili con glicerina. Si ottengono così le pellicole di cellophan, usate come materiale d’imballaggio protettivo ed estetico.

Anche se il rayon ed il cellophan sono spesso indicati come cellulosa rigenerata, essi sono formati da catene più corte di quelle della cellulosa originaria, a causa ella degradazione dovuta al trattamento con alcali.



Esteri della cellulosa [En41][En42]

Gli esteri della cellulosa più conosciuti sono gli acetati, i propionati, gli acetato-propionati, i butirrati e gli acetato-butirrati: i più importanti sono gli acetati.

Poiché per ogni unità di glucosio possono formarsi sino a tre legami esterei, in presenza di anidride acetica con acido acetico glaciale e poco acido solforico (catalizzatore) la cellulosa viene trasformata in triacetato.



Per idrolisi parziale di quest’ultimo si possono allontanare alcuni dei gruppi acetile e degradare la catena in frammenti più piccoli (ognuno di circa 200-300 unità), ottenendo l’acetato di cellulosa (grosso modo un diacetato), di grande importanza commerciale.
L’acetato di cellulosa è meno infiammabile del nitrato di cellulosa e lo ha sostituito in molte delle sue applicazioni, ad esempio possono essere preparati con tale sostanza: pellicole per film, film fotografici e nastri per registrazione.

Quando una soluzione di acetato di cellulosa in acetone viene fatta passare attraverso i piccoli fori di una filiera (estrusione), il solvente evapora e si ottengono dei filamenti solidi utilizzati come fibre tessili: si tratta del rayon all’acetato.



Eteri della cellulosa [En42]

Industrialmente si producono per alchilazione della cellulosa: dapprima trattandola con soda e quindi con l’opportuno alogenuro alchilico (meno cari dei solfati):



Nel processo ogni unità di glucosio può dare sino a tre legami eterei; tuttavia in queste reazioni è inevitabile una considerevole degradazione delle lunghe catene. In dipendenza dell’alogenuro usato si ha la corrispondente alchilcellulosa (metil-, etil-, benzil-).

Gli eteri della cellulosa sono usati in apprettatura e nel finissaggio di tessuti, nella produzione di pellicole, di fogli flessibili e resistenti, di svariati oggetti di plastica, in cosmetica e per dare consistenza ai gelati.

In questo genere di derivati si può far rientrare la carbossimetilcellulosa che si ottiene facendo agire sull’alcalicellulosa l’acido monocloroacetico in forma di sale sodico:



È un composto dalle altissime proprietà disperdenti (cioè disperde in acqua particelle sospese), molto adatto perciò a non permettere la rideposizione di sporco sulla biancheria lavata: se ne fa quindi grande uso come additivo ai detergenti. Inoltre è buona per stabilizzare pitture, nei fanghi di perforazione, quindi in cosmetica e per addensare alimentari perché assolutamente atossiche.

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Edurete.org Roberto Trinchero